Laurearsi a 40 anni

Alla fine del 2017 ho concluso una laurea magistrale in psicologia presso un’università italiana. Mi sono laureato in corso e l’esperienza mi ha offerto qualche riflessione sul tema di come fare a raggiungere obiettivi a lungo termine, visto che siamo dotati di un cervello che non ha nessun interesse per gli obiettivi lontani nel tempo (che è anche il motivo per cui un coach può aiutare. Quando dobbiamo decidere cosa fare con il tempo che abbiamo a disposizione, la massima degli extraterrestri protagonisti del film”Il quinto elemento” di Luc Besson può servire da guida: “Il tempo non è importante, la vita lo è”

High Performance Team – Cultura e Protocolli Core

Il tuo gruppo, la tua squadra, può essere dieci volte migliore.

Vuol dire che il tuo gruppo di lavoro può produrre 10 volte di più, farlo con una qualità 10 volte superiore, in modo 10 volte più veloce o con una quantità di risorse 10 volte inferiore. La tua scuola può essere 10 volte più efficace nell’aiutare gli studenti ad apprendere. Il tuo gruppo di volontariato può diventare 10 volte più bravo a rendere migliore la vita delle persone a cui si rivolge. Anche tu stesso puoi diventare 10 volte più efficace nell’ottenere quello che vuoi.

In altre parole, puoi essere un grande e avere successo. Il tuo team può essere una grande squadra.

Grandezza

Puoi dire queste cose del tuo gruppo?

  1. I miei progetti si concludono in tempo e nei costi previsti ogni vollta, senza che questo richieda sforzi aggiuntivi.
  2. Ogni gruppo di lavoro a cui ho partecipato aveva una visione condivisa
  3. Nelle riunioni, facciamo solo e sempre ciò che produce risultati.
  4. Quando tu o il tema non ottenete quello che volete, nessuno dà la colpa al “management” o ad altri.
  5. Tutti condividono le proprie idee immediatamente appena le hanno.
  6. Le idee vengono immediatamente approvate, migliorate o rifiutate dal gruppo.
  7. Le azioni conseguenti alle idee approvate iniziano immediatamente.
  8. I conflitti vengono risolti rapidamente e in modo produttivo.

I Protocolli Core sono un modo per far sì che i gruppi abbiano proprio queste caratteristiche.

Alcune delle cose che imparerai:

  • Comportamenti orientati ai risultati
  • Come entrare e restare in uno stato di visione condivisa con il tuo team
  • Come creare fiducia in un team
  • Come mantenerti razionale e in salute
  • Come prendere decisioni di gruppo in modo efficace
  • Come raggiungere rapidamente e con alta qualità gli obiettivi del team

Questo video di 30 secondi (in inglese) riassume l’esperienza.

Facilitatori:

Questo è un corso “Paga Quanto Puoi”. I corsi Paga Quanto Puoi sono un dono progettato per diffondere il Bene nel modo più ampio possibile, rendendo disponibili a chiunque competenze e conoscenza. I corsi Paga Quanto Puoi:

  1. sono erogati a prezzo di costo e il costo è dichiarato e trasparente
  2. danno sempre la possibilità di pagare 0.
  3. hanno una struttura che può essere usata da qualsiasi formatore

Il nostro costo stimato per produrre questo corso per 12 studenti è di 1.644 € ovvero 137 € a studente:

  • Viaggio e pasti per Richard: 1.400 €
  • Albergo per il formatore: 0
  • Trasporti locali per il formatore: 50EUR
  • Affitto della sala: 150EUR
  • Libri per i partecipanti: (3, 63 € ciascuno): 44 €
  • Totale costi stimati: 1.644 €

Il prezzo pieno del corso è di 350 €.

 

Iscriviti!

Coaching e verità scientifiche

Perfino l’anatomia può essere messa in discussione, a maggior ragione serve cautela con la psicologia applicata, di cui il coaching è una delle declinazioni In questo video dico perché parlando di una scoperta recente.

Alla scoperta del coaching

shutterstock_149319683

Sabato 13 giugno, dalle 10.00 alle 13.00 (oppure dalle 14.30 alle 17.30) in via Falck, 53  (MM1 S. Leonardo), la scuola di coaching di Alzaia apre le sue porte per una presentazione gratuita della propria offerta formativa.

Un appuntamento per esplorare il contesto, le potenzialità e le caratteristiche della professione del coach, oltre che per conoscere i dettagli del programma della scuola, in partenza a ottobre 2015.

Che cos’è il coaching? A chi e a che cosa può servire? Che differenza c’è tra coaching, counseling, training, mentoring? Che cosa serve per fare del coaching una professione?

A rispondere a tutte queste domande con il racconto della sua esperienza diretta, sarà David Papini, life coach e counselor, e fondatore della scuola di coaching Alzaia.

La giornata è aperta a tutti coloro che sono interessati a un primo approccio con il mondo del coaching, per scoprire le caratteristiche e le prospettive, ma anche i falsi miti e i pregiudizi, legati a questa professione in forte crescita. Nel corso dell’incontro, infatti, i partecipanti avranno la possibilità di fare esperienza pratica di una sessione di coaching e di capire le opportunità professionali di una carriera da coach.

Agenda:

  • Registrazione
  • Le differenze tra il coaching e le altre professioni di aiuto
  • Break
  • I contesti del coaching
  • Una dimostrazione di una sessione di coaching
  • La scuola di coaching di Alzaia, le certificazioni e la legislazione di riferimento in Italia
  • Chiusura

L’ingresso è gratuito. Per iscriverti, clicca qui.

Per qualunque chiarimento contattaci al numero: 3485162550

 

Cronache dal Bootcamp, Giorno #1

WP_20150427_19_15_17_ProMartedì 28 Aprile 7am. Atterrato sano e salvo. All’aeroporto viene a prendermi Tolga, membro del team, origine turca, vent’anni negli USA. Nei quarantacinque minuti di strada che ci separano dal luogo del Bootcamp, recupero parte del tempo perduto: in effetti i lavori sono iniziati domenica sera, per cui i miei compagni sono già all’opera da un giorno intero.
In ogni Bootcamp la prima attività che si svolge  è l’allineamento personale, in cui ciascuno dei partecipanti decide, con l’aiuto di un altro, che cosa vuole ottenere veramente dal Bootcamp (e dalla propria vita in genere) e come si impegna a farlo. Ogni impegno personale viene dichiarato apertamente e ogni partecipante stabilisce un sistema per segnalare agli altri quando ha bisogno di aiuto per portare avanti i suoi impegni.
Una delle caratteristiche del Bootcamp è che funziona su molti livelli contemporaneamente: c’è il livello della simulazione in cui il team lavora al prodotto, il livello di analisi di come sta andando il corso, chiamato “pause mode” e il livello del management intermedio (ovvero il team nel team).
Nel corso della la mattina abbiamo avuto il secondo incontro (primo per me) con i manager del progetto (chiamati in gergo Black Hats) per l’aggiornamento sullo stato di avanzamento dei lavori. Subito dopo, c’è stato l’incontro con il team di management intermedio, che ha il compito di aiutare il team di progetto a creare il miglior prodotto possibile.
A metà pomeriggio si è svolta la cerimonia chiamata web of commitment in cui tutti i partecipanti dichiarano il proprio obiettivo di allineamento personale e il sistema che hanno scelto per chiedere aiuto al team ogni volta che vogliono far pratica del proprio allineamento.

 

WP_20150428_08_22_15_Pro

Il sistema per tracciare chi ha investigato chi, nel processo di allineamento.

Qui sotto lo schema dei nostri allineamenti.
Nella colonna “signal”, viene scritto quello che la persona dice, e nella colonna “response” quello che tutto il team si impegna a rispondere.
 
Come si vede dall’ultima riga, il mio signal/response è un misto di due culture molto diverse 🙂
C’è voluto un po’ a insegnare ai miei compagni di corso a pronunciare “maremma maiala”, che ho tradotto con “bloody hell”!

WP_20150428_17_21_55_Pro

 

David Papini

Cronache dal Bootcamp – Giorno # -1

Cominciano oggi le “Cronache dal Bootcamp” di David Papini, in giro per il mondo e pronto per una nuova avventura. Volete scoprirne di più? Leggete, leggete…

 

londra“Scrivo questo post a Londra, dove faccio tappa per la notte nel mio viaggio di trentuno ore verso Seattle e il mio secondo Bootcamp. Una parte di me si è chiesta, per tutta la settimana scorsa, perché sobbarcarsi un tale sbattimento per partecipare a un corso che potrebbe sembrare un corso qualsiasi di team building: ce ne sono sicuramente di più vicini… Un’altra parte di me, quella che quattro anni fa mi ha fatto partecipare al primo, in una fattoria della Nuova Scozia, sa invece benissimo il perché: vuole farmi partecipare un’altra volta a un’esperienza di lavoro di gruppo di intensità creativa che non ho mai trovato altrove.
Per cinque giorni, lavorerò con un gruppo di semi-sconosciuti (a parte un collega francese incontrato in in Canada al primo Bootcamp) provenienti da varie parti del mondo, per creare, in cinque notti e quattro giorni, il miglior prodotto che riusciremo a concepire. Quale prodotto? Non ne ho idea.
Nei quattro giorni del Bootcamp passeremo dalla definizione di un’idea di prodotto alla sua creazione, in una situazione del tutto analoga a quella di qualsiasi team di sviluppo software (o di qualsiasi altro prodotto di capitale intellettuale) a parte il piccolo particolare che tutto dovrà svolgersi in un arco temporale così ristretto e che i membri del team nella maggior parte dei casi non hanno mai lavorato insieme.
Concepire, progettare e rilasciare un prodotto in meno di una settimana? Se per un attimo ipotizzate che sia possibile, concorderete che serve un team molto rapido ed efficiente per riuscirci. Se aggiungessi che nello stesso periodo di tempo è richiesto, a tutti i membri del team, di concepire, definire e iniziare a realizzare anche i propri obiettivi personali, qualunque essi siano e senza che abbiano attinenza con il prodotto da sviluppare (sulla base del principio che in un gruppo di lavoro tutti devono ottenere quello che vogliono affinché il gruppo ottenga ciò che vuole), probabilmente potreste essere leggermente – e legittimamente – scettici. Non intendo sfidare il vostro scetticismo, anche perché questo è uno di quei casi in cui bisogna provare per credere.
C’è un altro motivo per cui scrivo del Bootcamp ed è che questa volta lo staff del Bootcamp comprende Jim e Michele McCarthy, autori di uno dei libri, che, detto senza enfasi, dieci anni fa ha contribuito a cambiarmi la vita, dando corpo a tante intuizioni e frustrazioni che chiunque abbia fatto un po’ di vita di azienda, conosce bene. Il libro, si chiama Software for Your Head (ne abbiamo parlato già diverse volte su questo sito…) e per la fine di quest’anno vedrà la luce anche in italiano, grazie al lavoro che noi di Alzaia (o meglio Giulia e io) abbiamo fatto per renderlo fruibile anche in italiano. Nonostante siano dieci anni che ci frequentiamo “virtualmente”, questa è la prima occasione che ho di incontrarli personalmente. Chi mi conosce sa che non ho una propensione alla commozione o alle melensaggini (sono fiorentino, più propenso alle parolacce), ma ho la sensazione che martedì alle 8 ora italiana, cinque del pomeriggio a Seattle, mi commuoverò…
Se il lavoro del gruppo me lo permetterà, ho intenzione di tenere un diario di quello che succede in questo team, nella speranza di dare un’idea di che cosa succede in un laboratorio creativo del genere.
Adesso, mezzanotte e mezza ora di Londra, è il caso che vada a dormire, il prossimo post, voli permettendo, sarà da Seattle e conto di presentarvi i membri del mio nuovissimo team di sviluppo.”
 

 

David Papini

Al via la nuova edizione della scuola di coaching di Alzaia

Milano – Sabato 28 febbraio, in via Falck, 53  (MM1 S. Leonardo), si rinnova l’appuntamento con la formazione firmata Alzaia, l’unica scuola italiana di coaching certificata IAC (International Association of Coaching), un ente riconosciuto a livello internazionale, che ha l’obiettivo di portare il coaching ai massimi livelli di eccellenza.

La scuola si rivolge a professionisti della relazione d’aiuto (psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali); operatori dell’ambito socio educativo e psicopedagogico (insegnanti, formatori, educatori, volontari); manager ed esperti delle risorse umane, e, più in generale, a chiunque sia interessato a intraprendere la professione del coach.

Il primo modulo consta di 10 giornate di aula (dalle 10.00 alle 17.00), per un totale di circa 60 ore, oltre a 20 ore di pratica di coaching, 6 incontri di supervisione di gruppo e 4 incontri di counseling motivazionale individuale.

Al termine di questo percorso, i partecipanti otterranno la qualifica di Pratictioner, che permetterà loro di sostenere l’esame per diventare coach certificati IAC.

“Il coaching è una competenza trasversale sempre più necessaria a chiunque debba guidare se stesso o un gruppo in verso obiettivi o scelte di eccellenza. – spiega il fondatore di Alzaia, David Papini – Per questo, abbiamo progettato  un corso che, oltre a fornire ai partecipanti le competenze fondamentali per diventare coach professionisti, li aiuti a sviluppare le proprie potenzialità personali per dare il meglio di sé ai futuri clienti.”

Tieniti aggiornato sulle novità della scuola

 

I coach e la motivazione

La nostra motivazione, nella vita e sul lavoro, funziona in modo diverso da come siamo abituati a pensare.

Questo breve video, adattamento realizzato da RSA dell’ormai celebre discorso (e libro) di Daniel Pink: “Drive. La sorprendente verità su ciò che ci motiva nel lavoro e nella vita” ci mostra come la motivazione sia più complessa, più complicata e per certi versi più nobile di quanto vogliamo ammettere. Gli esseri umani sono creature interessanti, che non fanno cose solo per sopravvivere, ma anche per ragioni più profonde e più alte.

Ecco perché gli incentivi economici e, più in generale, gli incentivi “esterni” non sono più adatti a garantire l’eccellenza nelle prestazioni lavorative del 21° secolo.

Secondo Pink, la motivazione ha infatti diversi motori: alcuni sono biologici, altri vengono dall’esterno, e riguardano punizioni e ricompense. E poi, a volte, gli esseri umani sono motivati a fare certe cose semplicemente perché sono interessanti, o perché le ritengono rilevanti per il mondo.

Il problema è che spesso capire cosa ci interessa, di cosa ci importa, e in definitiva che cosa vogliamo “fare da grandi” non è per niente facile. Per scoprirlo, sempre più persone scelgono di rivolgersi a un coach, un professionista che le aiuti a cambiare, capire che cosa vogliono veramente, e quindi a individuare e dare il giusto peso e il giusto spazio a delle motivazioni in grado di attivare le loro energie più potenti.

Ecco una bella definizione del coaching: è un processo trasformativo per la consapevolezza, la scoperta e la crescita personale e professionale. È un sistema per aiutare le persone a cambiare. Il compito del coach, quindi, è aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi.

Che ne pensi? Ti piace? Pensi che potrebbe esserti utile? Se sei curioso di provare come funziona il coaching, prenota qui una sessione gratuita!

Se invece, leggendo la definizione di coach, hai pensato che questo potrebbe essere finalmente il lavoro che fa per te; se già prima di cominciare a leggere questo post avevi deciso di intraprendere il percorso per fare del coaching il tuo prossimo lavoro; o se semplicemente vuoi saperne di più su come funziona questa professione di cui si parla tanto ultimamente, potrebbe interessarti saperne di più sulla scuola di coaching di Alzaia, in partenza il 28 febbraio.

Il 7 febbraio workshop a Milano su come “diventare coach”

shutterstock_150105029Sabato 7 febbraio, dalle 10.00 alle 13.00 (oppure dalle 14.00 alle 17.00) a Milano, in via Falck 53 (MM1 S. Leonardo), appuntamento con il workshop “Diventare coach”, un seminario per esplorare il contesto, le potenzialità e le caratteristiche della professione del coach.
Che cos’è il coaching? A chi e a che cosa può servire? Che differenza c’è tra coaching, counseling, training, mentoring? Che cosa serve per fare del coaching una professione?
A rispondere a tutte queste domande con il racconto della sua esperienza diretta, sarà David Papini, life coach e counselor, e fondatore della scuola di coaching Alzaia.
Il workshop si rivolge a tutti coloro che sono interessati a un primo approccio con il mondo del coaching, per scoprire le caratteristiche e le prospettive, ma anche i falsi miti e i pregiudizi, legati a questa professione in forte crescita. Nel corso dell’incontro, infatti, i partecipanti avranno la possibilità di fare esperienza pratica di una sessione di coaching e di capire le opportunità professionali di una carriera da coach.

Programma:

  • Registrazione
  • Le differenze tra il Coaching e altre professioni di aiuto
  • Break
  • I contesti del coaching
  • Una dimostrazione di una sessione di coaching
  • La professione del coach, le certificazioni e la legislazione di riferimento in Italia
  • Chiusura

Materiali:

Un libro a scelta tra:

  • Il sapore delle emozioni (D. Papini, Franco Angeli 2013) e
  • Creare gruppi agili e di successo (D. Papini, Franco Angeli 2014)

La quota di partecipazione, comprensiva di materiali di approfondimento, è di 20 €.
Per iscriversi, è necessario compilare il modulo qui di seguito specificando la fascia oraria (10.00 – 13.00 oppure 14.00 – 17.00) prescelta.

 


Iscriviti

 

 

Oggi non me la sento. Il CheckOut

Se l’obiettivo è raggiungere dei risultati concreti
 e tu non puoi contribuirvi, devi abbandonare il campo.

(Software for your Head)

 

uscita-di-sicurezza

Mercoledì mattina. Sono stanca e sono indietro. Ieri ho lavorato troppo per supplire alle mancanze di Antonella, e quando finalmente sono tornata a casa – dopo cena – i bambini erano già a letto. Oggi, per portarli a scuola – in ritardo – sono entrata in ritardo al lavoro. E venerdì dobbiamo consegnare il progetto, e siamo indietro. E come se non bastasse,  stamattina il capo ha indetto l’ennesima riunione per “fare il punto”. Così mi ritrovo qui: tra Sandro, che gioca a Candy Crush, e Antonella, in piena crisi d’ansia. E il capo – ovviamente – che pontifica da solo, e aumenta il carico di lavoro, invece di ridurlo. Non mi resta che staccare il cervello, accendere l’iPad, e controllare le mail. Almeno farò qualcosa di utile.

Capita a tutti, prima o poi. Sei sommerso di lavoro, e ti precettano per una riunione. Vorresti essere ovunque, ma non a questo tavolo, con queste persone, che in questo momento non hanno niente da dirti. In queste occasioni, i team che adottano i Core Protocol utilizzano il CheckOut. Vale a dire che invece che rimanere simulando la presenza, comunicano apertamente agli altri membri che – fino al prossimo CheckIn – non potranno fare affidamento su di loro. In pratica, facendo CheckOut, ammetti la tua incapacità di contribuire nell’immediato.
Sembra imbarazzante, no? Siamo talmente abituati a considerare la presenza fisica più importante della presenza reale, che ci sembra molto meglio stringere i denti e resistere fino alla fine della riunione, piuttosto che dichiarare di avere altro da fare. Altrimenti, chissà gli altri cosa penseranno. Tuttavia, se ti allontani (anche rimanendo fisicamente nella stanza), senza avvisare gli altri membri del gruppo, stai implicitamente dicendo ai colleghi che né tu né il team siete importanti. A pensarci bene, è quello che succede in quasi tutte le riunioni di quasi tutte le aziende… tante persone che contano i minuti nella stessa stanza, aspettando solo di poter tornare a fare il loro lavoro.
Al contrario, usando il CheckOut, dimostri di considerare prezioso il tuo tempo e quello degli altri, e risparmi al resto del team la fatica – e quindi il costo – di fingere che tu sia presente. Inoltre, vedere te stesso come qualcuno che non può sempre contribuire vuol dire riconoscere una verità su te stesso, e creare la stessa opportunità per gli altri. L’obiettivo è che la tua presenza fisica significhi presenza reale.

Infine, dopo un primo momento di imbarazzo, ti senti bene, perché stai agendo con coerenza… molto meglio che restare inchiodati in riunione, no?

Giulia Mandrioli

 

Se volete provare a utilizzare questo protocollo o approfondire il tema del post, David Papini vi aspetta per una sessione gratuita su Skype (alzaiacoach) giovedì prossimo (11.12.2014) dalle 18.30 alle 19.30.